Associazione LAVORATORI CREDENTI - Centro di Solidarietà - O.N.L.U.S.

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Elena Gaboardi è in Italia . . .
= Domenica 10 Giugno alle ore 17 a Retegno =
Consiglio Direttivo dell'Associazione aperto

Ieri, accompagnata da Giulio e da Me, Elena si è recata a salutare Don Peppino, che non è ancora in pienissima forma, essendo ancora un po' debilitato dopo la caduta dello scorso anno che gli aveva procurato un danno alle anche che ha negativamente influito sullo stato generale della sua  salute.
E' stato un incontro molto cordiale, in cui Elena e Don Peppino si sono molto confrontati circa lo stato di realizzazione del progetto di micro-credito che si sta concretizzando in Mozambico con il sostegno dei Lavoratori Credenti.
Al termine, entrambi hanno confermato che il 10 giugno prossimo, alle ore 17, a Retegno, si terrà un Consiglio Direttivo allargato a tutti coloro che volessero partecipare, durante il quale la nostra volontaria Elena illustrerà a tutti lo stato dei lavori e risponderà a tutte le domande che i partecipanti volessero sottoporle.

Appuntatevi la data in agenda, e non prendete altri impegni . . .

Antonio
Elena Gaboardi
EMERGENZA UMANITARIA NELLA PROVINCIA DI NAMPULA – PENSIERO DELLA CARITAS DI NACALA
Nella settimana tra il 14 ed il 21 gennaio piogge tropicali intense accompagnate da forti raffiche di vento han portato distruzione e alcune vittime in molte Provincie del Centro e Nord del Mozambico e, in particolare, nella Provincia di Nampula, nella nostra Diocesi di Nacala: in alcuni dei 10 Distretti della Diocesi (Monapo, Ilha, Mossuril e Moginqual) con maggior violenza.
Molte famiglie han perso la casa, altre i coltivi che avrebbero garantito l’alimentazione di tutto l’anno (prevalentemente arachidi, mais, mandioca e fagioli), altre ancora entrambi, praticamente tutto ciò che avevano. La stima iniziale era di 10.000 famiglie “senza tetto” nei quattro Distretti più colpiti, stima che in poche settimane si è duplicata. Tutto ciò oltre a danni ingenti alle infrastrutture (ponti, strade, tralicci dell’energia elettrica, scuole, ospedali) e ai conseguenti danni alle persone impossibilitate ad usufruirne.
Ritornano alla mente, come un monito, le parole profetiche di Papa Francesco, quando nell’enciclica “Laudato si” tratta dei cambiamenti climatici: “I cambiamenti climatici sono un problema globale, con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, costituendo attualmente una delle principali sfide per l’umanità” (25). Se “il clima è un bene comune, un bene di tutti e per tutti “(23), gli impatti più pesanti della sua alterazione ricadono sui più poveri, e “molti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento, e i loro mezzi di sostentamento dipendono fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi dell’ecosistema, come l’agricoltura, la pesca e le risorse forestali. Non hanno altre disponibilità economiche e altre risorse che permettano loro di adattarsi agli impatti climatici o di far fronte a situazioni catastrofiche, e hanno poco accesso a servizi sociali e di tutela” (23). Ma molti “di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi od occultarne si suoi sintomi” (26). “La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile” (25)
Ad inizio 2017 nella Diocesi di Nacala si era sofferta la situazione esattamente contraria: poco dopo le semine, che generalmente iniziano a dicembre con l’arrivo delle piogge, si sono succeduti quasi due interi mesi completamente secchi (gennaio e febbraio), pregiudicando un’altra volta il raccolto che in questo emisfero dipende unicamente dalla pioggia, non esistendo nessun sistema di irrigazione nell’agricoltura di sussistenza praticata a livello familiare, che, in sostanza, è ciò che permette di sfamare il 99% della popolazione mozambicana. In entrambi gli anni (2017 e 2018) il tutto è accompagnato da epidemie di colera. Certamente l’area è soggetta ad eventi quali cicloni, inondazioni, secche ecc. ma mai come nelle ultime decadi questi fenomeni si ripetono con maggior frequenza, segnale di quanto le attività antropiche li influenzino negativamente.
Ancora le parole del Papa nella “Laudato si” sulla questione dell’acqua: “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”. Privare i poveri dall’accesso all’acqua significa “negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità” (30)
La Caritas Diocesana di Nacala, di fronte a questa emergenza umanitaria, si sente immediatamente in dovere di agire. Ma la prima considerazione che balza agli occhi è la capacità di questa gente di mettere in atto la carità senza aspettare che arrivi dalle istituzioni, spesso assenti o in ritardo. Non serve montare un “campo di emergenza” per i senza tetto: è naturale ed istantaneo che le famiglie che ancora dispongono di una casa, la mettano a disposizione di coloro che l’han persa! Che grande lezione di vita e di Vangelo vissuto!
Ci si attiva comunque velocemente per tentare di mettere in atto aiuti ai più bisognosi tra i bisognosi. Ma che tipo di aiuto? Cibo? Sementi? Materiale per la costruzione delle nuove case? Molti gli interrogativi su cui si è riflettuto insieme ai parroci dei distretti interessati. E che porte battere per cercare questi aiuti? Siamo una caritas piccola e ancora non ben strutturata, senza un piano di emergenza per le calamità o un magazzino con dei kits di primo soccorso. Come sempre la Provvidenza oltrepassa tutti i limiti umani e una Caritas sorella, dal Regno Unito, con la sua efficiente organizzazione, ci aiuta a predisporre un progetto di emergenza e a mettere a disposizione molto rapidamente i fondi per la sua attuazione. Si è convenuto sull’investire nella costruzione di nuove case e, anche in questo caso, gli interrogativi si sono moltiplicati: le case sono precarie (di fango, coperte di paglia). Su cosa investire: case più robuste e durevoli fatte di mattoni e coperte di lamiera? Certo, sarebbe l’ideale, ma quante poche case si potrebbero costruire in questa ipotesi visti gli ingenti costi di fronte alla moltitudine di persone che in questo momento hanno bisogno di un segnale concreto di solidarietà! Per questo la scelta è ricaduta sull’acquisto di teli di plastica che aiutino nel rifacimento del tetto delle nuove case visto che il restante materiale è di produzione familiare locale (mattoni e paglia). Al contributo principale della CAFOD (circa 35.000 €) si aggiunge a pioggia la solidarietà di tanti amici italiani (circa 11.000 €) che permette di aumentare il numero di teli ed aiutare la ricostruzione di due dighe andate distrutte dall’impeto delle piogge in due antiche missioni. La metodologia partecipativa, ossia il coinvolgimento in ogni passo di tutte le parti in causa, si dimostra una strategia vincente per creare rete, scelte condivise e, in ultima analisi sostenibilità ed efficacia delle azioni intraprese.
La fitta rete di animatori della Caritas disseminati in tutte le comunità cristiane (stiamo parlando di circa 450 comunità distribuite nelle 10 Parrocchie più colpite, accompagnate da 6 equipe missionarie) procedono, dando priorità alle famiglie più fragili, al censimento dei casi e, insieme alle rispettive equipe missionarie, organizzano la distribuzione dei 6,000 teli acquistati. 6.000 famiglie con le quali si prenderà l’occasione per creare coscienza e sottolineare l’importanza di costruire case più robuste ed in zone più sicure.
Ecco che l’emergenza e la sofferenza diventano l’occasione di imparare dai poveri cosa significhi la carità vissuta e di fare che la nostra carità sia protesa al creare coscienza, sviluppo e speranza e non ulteriore dipendenza.
P. Silvano Daldosso
24 dicembre 2017
Vigilia di Natale – Cavá (Mozambico)
  
Carissimi amici, quest’anno il mio Avvento e il mio Natale hanno assunto dei connotati particolari che mi hanno lasciato a dir poco irrequieto e con qualche dubbio.
Nel susseguirsi dei giorni rapidi e intensi dell’Avvento, mi sono chiesto se facevo abbastanza per prepararmi al Natale e per aiutare la mia gente a fare altrettanto.
Il mio animo è stato distratto, travolto e coinvolto da innumerevoli eventi e attività.
In questi giorni di preparazione al Natale mi sono trovato a percorrere chilometri per raggiungere le sedi di ogni zona pastorale dove ho realizzato le celebrazioni penitenziali. Le celebrazioni quest’anno sono state guidate dai mei tre seminaristi, che in questi giorni di vacanza vivono con me e mi accompagnano nelle attività pastorali. Li osservavo e vedevo la loro freschezza e la loro voglia di fare il bene fatto bene…come diceva Ernesto Olivero. Gelito, Ambrosio e Silvano, tre giovani frutto delle mie comunità cristiane che ora sono in seminario e che magari tra qualche anno saranno parroci a Cavá!
Le lunghe celebrazioni penitenziali sono poi state succedute da due giorni di ritiro con i catechisti che si sono preparati al Natale con un intenso momento di preghiera.
I responsabili di comunità sono poi arrivati ieri a prendere l’Eucarestia per vivere il Natale in ogni cappella della mia missione.
Tutto questo l’ho vissuto alternandolo con altre decine di attività….
Sono stato occupato per vari appuntamenti in diocesi per l’organizzazione del programma pastorale del prossimo anno.
In questi giorni poi ho trasportato latrine di cemento che ho regalato, come dono di Natale, a ciascuno dei 10 lavoratori della missione dopo i casi di colera avvenuti il mese scorso.
Mi sono occupato e interessato della semina dei prodotti assieme a Werner che segue il progetto agricolo di autosostegno della missione. Ogni tanto correvo da Cavá a Memba per far saldare in officina qualche pezzo dell’aratro…ma la semina è stata fatta e il miracolo della vita sta avvenendo di nuovo.
Assieme ai seminaristi mi sono poi dedicato alla pulizia delle cisterne dell’acqua che si preparano a raccogliere la nuova acqua delle piogge che sono appena iniziate. Una a Cavà di 80 m³ per i corsi di formazione parrocchiali e l’altra a Memba di 220 m³ per i studenti del convitto che riprenderanno ai primi di febbraio. L’acqua è un bene prezioso che richiede grandi cure e attenzione per non trasformarsi in motivo di malattie.
Sono stato poi coinvolto nell’aiutare 3 comunità a ricostruire le loro cappelle distrutte dal vento poco prima dell’arrivo delle piogge.
Infine ieri ho accolto alla missione un nuovo caso di neonata che ha perso la mamma durante il parto. La bambina si chiama Rosa e la sua vita ha stroncato la vita della sua giovane mamma di appena 12 anni! Accompagnerò Rosa col latte artificiale per tutto il primo anno di vita.
Stamattina, mettendomi a preparare la liturgia del Natale, mi sono chiesto se non ho perso tempo in tutto questo mese di Avvento? Se non era meglio che mi preparassi con un po’ più di silenzio e magari con un ritiro come avrei desiderato fare? Mi chiedo se l’eterno dilemma dei missionari non abbia invaso totalmente il mio cuore: opera sociale o opera divina? Non sarà che il “sociale” ha avuto il sopravvento sullo “spirituale”?
Mi sono reso conto che il Natale mi piomba addosso quasi all’improvviso! E io come mi sono preparato?
Tante volte mi sono sentito ripetere: “tu fai il tuo lavoro da prete e lascia stare il resto?” Ma qual è realmente il mio lavoro di prete e consacrato? Il mio lavoro è l’annuncio del Vangelo! Può essere il Vangelo composto da un foro interno (spirituale) e un foro esterno (materiale) separati come compartimenti stagni? Como cristiano posso professare la mia fede solo in chiesa?
Questi i pensieri che mi girano in testa mentre prendo in mano le letture del Natale.
Comincio a leggere il Vangelo della Veglia di Natale e all’inizio trovo queste parole di S. Luca:
“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra”. (Lc 2,1)
Il Vangelo dell’incarnazione di Dio inizia proprio con il censimento di tutta la terra e Dio si inserisce in questo censimento universale attraverso Maria e Giuseppe.
Mi ha toccato questa frase del Vangelo e mi impone una sosta di riflessione.
Dio si inserisce a pieno titolo nell’umanità proprio quando questa viene censita. Sembra che Dio non voglia perdere l’occasione per dire: “ci sono anch’io!”. Dio s’immerge nell’umanità e la assorbe tutta, fino agli estremi confini della terra! Non c’è nessuna parte di umanità che viene esclusa, ma tutti nel Natale siamo fatti salvi e partecipi della divinità di Dio! Dio in Gesù viene censito come uomo di questa umanità!
Dio entra a pieno titolo nei registri di questo mondo, non è un estraneo, ma uno di noi. Dio non ha paura dell’umanità ma la desidera tutta su di se: umanità ferita, rifiutata, povera, respinta, ricca, triste o felice….Dio l’assume tutta!
Rivedo le mie confessioni dei giorni scorsi, i ritiri, le latrine, le cisterne, la semina, Rosa… IL CENSIMENTO DI TUTTA LA TERRA! Sì, con un po’ di azzardo paragono il mio Avvento a questo censimento di umanità in cui Dio si inserisce.
Il mio compito di prete e di missionario è di portare ancora dentro questo “censimento di umanità” la presenza di Dio! Ogni mezzo è lecito perché oggi Dio venga censito tra di noi: latrine, cisterne, agricoltura, ritiri, centro nutrizionale… tutto serve per rendere vivo e attuale l’annuncio che hanno gridato gli angeli nella Notte Santa:

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama!”.

Aiutiamo Dio ad inserirsi nel censimento di questa nostra umanità con la nostra opera!

BUON NATALE!!!

P. Silvano Daldosso
Prete fidei donum in Mozambico, Missione Cavá
Don Peppino
Natale 2017
Natale! La festa, fatto-mistero, che cancella le differenze! La festa che elimina le distanze!
Gesù, Dio, si presenta come uno di noi…uomo-Dio che, anche Lui, nasce e cresce e vive.
Gesù, Dio che entra nella nostra famiglia umana, condivide e affronta, come uno di noi, la vita e i suoi problemi; vive come un nostro fratello e amico; vicinissimo e partecipe dei nostri giorni, dei nostri sforzi e problemi.
Gesù-Dio entra in casa nostra: casa, ambiente, tempo … anche Lui con le nostre difficoltà e i nostri sforzi; incamminato a fare la stessa strada, entrando e accollandosi difficoltà e sforzi di vita, della nostra vita che diventa anche la sua.
Gesù è Dio con noi, è Dio come noi, uno di noi!
E’ immediata la sua vicinanza , somiglianza, condivisione. Con Lui anche noi; con noi anche Lui! Partecipe, somigliante, della stessa avventura umana, in questo nostro mondo; figlio e costruttore dello stesso tempo nostro!
La nostra terra diventa il suo cielo; come la nostra  la sua   avventura umana; come noi intesse e costruisce i giorni, affronta e condivide progetti e realizzazioni; esulta e si esalta per risultati e conquiste; soffre e trepida per incertezze,  difficoltà e sconfitte.
Tutto questo ci porta il Natale: è Natale!
Don Peppino
Elena Gaboardi
Immagini dell'asilo di Jenin inaugurato il 26 Novembre 2005
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